revisione del decreto legislativo 231 del 2001
Le riflessioni della A.a.c.im. – Claai, per la revisione del decreto legislativo 231 del 2001 approvata nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri.
Una
riforma che rischia di attenuare le responsabilità dei grandi gruppi e delle
imprese capofila nelle filiere produttive e che condiziona di fatto il percorso
ben avviato di confronto istituzionale con le associazioni datoriali e i
sindacati a partire da quelle del settore moda, costruzioni, legno.
Il nuovo
impianto prevede infatti che l’adozione di modelli organizzativi e gestionali
interaziendali, sulla base di future linee guida,
possa incidere sulle responsabilità e sugli obblighi di controllo delle imprese
capofila rispetto agli illeciti commessi lungo la catena delle forniture.
Per A.a.c.im.
– Claai , è indispensabile evitare che la riforma produca uno squilibrio nel
sistema delle responsabilità, finendo per scaricare rischi e conseguenze sugli
anelli più deboli delle filiere.
Le piccole
imprese sono già strette tra due fenomeni che ne mettono a rischio la
sostenibilità economica. Da una parte, rapporti contrattuali squilibrati e
condizioni imposte dai grandi committenti che comprimono eccessivamente i
margini delle lavorazioni. Dall’altra, la concorrenza sleale di realtà che
utilizzano lavoro irregolare, evasione contributiva e fiscale e violazioni
delle norme sulla sicurezza per offrire prezzi impossibili da sostenere per chi
opera rispettando le regole.
A.a.c.im. – Claai,
chiede quindi al Governo di assicurare un confronto con le rappresentanze delle
imprese nel percorso parlamentare della riforma e di coordinare le nuove
disposizioni con il lavoro già avviato sulla certificazione delle filiere.
L’obiettivo deve essere rafforzare legalità, trasparenza e
corresponsabilità. Non trasformare le piccole imprese nell’anello sul quale
scaricare gli squilibri e le criticità delle grandi catene di committenza.
A.a..c.im. – Claai – Presidente dott. Fausto Ridolfo
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